Smarrirsi nei detriti che s’affoltano, versi mandati a
memoria nell’infanzia, momenti di programmi televisivi,
sketches di attori minori o semplicemente incapaci, nitidi scorci
urbani, volti senza nome, persistenti motivetti di canzoni poco
amate e alla fine detestate, sigle, proverbi, freddure, filastrocche,
scioglilingua, quisquiglie. Non sempre è dato che al
decadimento fisico, le incertezze, gli inciampi, le rinunce,
la rassegnazione, si accompagni la senescenza della mente.
Libera nello spazio liberato dalla schiavitù del lavoro,
la memoria muove le tessere, ricompone il mosaico.
Il tempo ritrovato.